sabato 13 gennaio 2007

Radici cristiane, sussidiarietà, solidarietà

Dove non arriva l'Europa della burocrazia, del laicismo e del politically correct sembra sia arrivato in questi mesi l'Abruzzo. E' questa la lezione che si può trarre da una prima lettura del nuovo Statuto regionale abruzzese, definitivamente approvato (con due scrutinii) il 12 settembre 2006. All'interno del testo, alle radici cristiane è dedicato il 4° paragrafo dell'art. 2, che sancisce i "principi" dell'ordinamento legislativo regionale. Il testo recita come segue:
4. La Regione riconosce i valori delle sue radici cristiane ed informa il proprio ordinamento al rispetto della dignità umana ed ai principi di libertà, democrazia, giustizia, equità, eticità, uguaglianza, pace, solidarietà, sussidiarietà, pluralismo e promozione della persona umana.
Colpisce, nel medesimo articolo, l'importanza attribuita ad un altro termine chiave per la dottrina sociale della Chiesa, vale a dire il principio di Sussidiarietà. Il concetto viene ripreso nel successivo art. 10, che prende in considerazione l'argomento nella sua duplice dimensione orizzontale e verticale:
Art. 10 La sussidiarietà
1. La Regione sostiene e valorizza l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale e la realizzazione dei diritti e della solidarietà sociale.
2. La Regione promuove il ruolo delle Autonomie locali e l'associazionismo fra Enti Locali; garantisce la partecipazione degli Enti locali all'attività degli Organi regionali attraverso il Consiglio delle Autonomie locali; applica il principio di decentramento amministrativo.
Che la sussidiarietà sia - soprattutto dopo il Trattato di Amsterdam del 1997 - uno dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico dell'Unione Europea, è cosa nota ai più. Tuttavia, essa è sempre stata intesa in senso "verticale", cioè come modalità di rapporto tra diversi livelli di governo. Il valore più profondo - e in un certo senso "rivoluzionario" per la società contemporanea - del principio di sussidiarietà, tuttavia, non è mai stato seriamente preso in considerazione dal legislatore europeo. Nel testo costituzionale europeo attualmente "congelato", si può dire che la sussidiarietà orizzontale, nei fatti, sia stata deliberatamente ignorata.
Che una regione italiana di medie dimensioni come l'Abruzzo, invece, faccia della sussidiarietà uno dei pilastri del proprio ordinamento - unendosi così ad altre regioni come la Lombardia, che da anni è "in prima linea" da questo punto di vista - è un segnale positivo, per quanto circoscritto. L'auspicio è che alle dichiarazioni di principio, pur necessarie e significative, seguano i fatti. Per una politica realmente impegnata nel valorizzare la persona, invece che nel sostituirsi sistematicamente ad essa.
---

c.v.d.
(by John Smith)

Come riportato dal Bollettino della Sala Stampa Vaticana e ancor prima dal nostro blog, e’ stato nominato il Nunzio Apostolico in Italia. Anche il Foglio di sabato faceva notare (come noi il precedente mercoledì) il fatto che il nuovo Nunzio Bertello ed il Segretario di Stato Bertone sono quasi compaesani. Inoltre, riguardo alla successione alla Cattedra arcivescovile di Varsavia, va segnalato che lo stesso giorno della nomina di Bertello, il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, già da noi segnalato come possibile candidato forte.

mercoledì 10 gennaio 2007

Una partita a scacchi. Nomine, nomine e ancora nomine.

Le nebbie si stanno dissolvendo attorno alla cattedra arcivescovile di Varsavia, e nella Chiesa polacca ci si prepara alla nomina (non attesa in tempi brevi) del nuovo arcivescovo e soprattutto al possibile arrivo di nuove verita' e nuovi veleni dall'operazione "lustracja". Moltissimi gli articoli sui giornali di questi giorni sull'argomento. Mi permetto solo di segnalarne due: un giudizio "storicizzato" sulla situazione di Luigi Geninazzi in questo editoriale di Avvenire, e la consueta puntuale analisi di Sandro Magister sul suo sito, molto molto molto interessante per capire i provvedimenti che si stanno prendendo in Polonia e in Vaticano.

Nel frattempo il cardinale Glemp continua a reggere come amministratore apostolico e la nunziatura e la Congregazione dei Vescovi a Roma stanno studiando i dossier con ulteriore attenzione. Vi invito a leggere la sua (brevissima) predica durante la messa di NON-intronazione di Wielgus.

I nomi che girano sono quelli di Stanislaw Rylko (a sin.), Wojtiliano di ferro e quindi non disdegnato dal cardinale Dziwisz (arcisvescovo di Cracovia e gia' segretario di papa Wojtila per decenni) ed il cardinale Zenon Grocholewski (a destra), prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica e Gran Cancelliere dell'Univerisita' Gregoriana. "Romani" entrambi e quindi a dovuta distanza dalle "contaminazioni" della vita oltre-cortina.


Ovviamente il primo a farne le spese di questa storiaccia sara' il Nunzio apostolico a Varsavia Josef Kowalczyk, capro espiatorio di una scelta rivelatasi improvvida. Per la sostituzione si parla di Claudio Maria Celli, di scuola Sodano, dal 1996 Segretario dell APSA (vale a dire numero 2 della "gestione economica" del Vaticano) e prima ancora Sottosegretario ai Rapporti con gli Stati (cioe' "viceministro degli Esteri").

Sul fronte diplomatico iniziano a circolare voci sul possibile sostituto di Mons. Romeo alla Nunziatura in Italia. Sarebbe Giuseppe Bertello (foto), oggi Nunzio in Messico. Poco si sa di lui se non che e' piemontese, come Sodano (che e' di Isola d'Asti), ma soprattutto e' canavesano, originario di Foglizzo canavese, paese a pochi chilometri da Romano Canavese, dove vide i natali l'attuale Segretario di Stato (e quindi diretto superiore) Tarcisio Bertone.

Se voglio essere cristiano dovrò mica credere in Dio?!

Interessante avvenimento in Inghilterra, specificamente all’università di Exeter (riportato anche dal Foglio di oggi). L'associazione Evangelical Christian Union e’ stata espulsa dalla Students’ Union, l’associazione ufficiale degli studenti cui ogni “society” deve far parte per avere finanziamenti e usare le strutture dell’universita’.

Il motivo? Equal Opportunities ovviamente! Lo Statuto dell’associazione prevede che chi vuole farne parte deve credere in Dio e nella chiesa evangelica. Apriti cielo! E’ bastato questo a scaternare le ire della Students’ Union! Discriminazione! Niente e’ valso dire che gli incontri sono aperti a tutti, ma che ovviamente chi vuole entrare a far parte del direttivo dovra’ pur essere “evangelical Christian”, o no? A niente e’ valso dire che stigmatizzare questa come discriminazione sarebbe come “chiedere che vengano ammessi i maschi nella squadra di rugby femminile”.

Ovviamente i ragazzi della Christian Union sono ultra agguerriti e sono arrivati fino alla High Court of Justice per difendersi. Ben Martin (non spaventatevi, in foto qui accanto!) ha dichiarato alla BBC: "Going to court is the last thing we want to do, but we really feel that our fundamental freedoms of belief, association and expression are being threatened here. We are quite prepared to stand up for those freedoms, hence why we are going to court." Martin ha anche definito l'azione della Students' Union come un "blatant infringement of our rights".

La Students’ Union ha dichiarato: “The Evangelical Christian Union is the only society identified that has barriers to entry - both for membership of the society and to be on the committee of the society. […] This is certainly not a debate regarding the beliefs of the society, it is one of equal opportunities”. Interessante soprattutto sottolineare la parola “identified”. Certo le associazioni musulmane non brillano per aperture a fedeli di alter religioni, ma hanno l’intelligenza “politica” di farla franca, oltre alla “copertura” multi-culti dei soliti benpensanti.

Stupisce favorevolmente la presa di posizione dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, primate della Comunione Anglicana. Egli ha infatti dichiarato: “the refusal by some student unions to recognise evangelical Christian groups looked like a fear of open argument".

Non è la prima volta che capita una cosa del genere. L’anno scorso era capitato un caso analogo all’Università di Birmingham. Qui veniva aggiunta una ulteriore ragione veramente al di là del bene e del male: la Society era aperta a “men and women”, discriminando in questo modo i transgender!!

Da quel che ho letto la storia non è priva di lati oscuri, e qualche “pulce” si potrebbe fare anche agli studenti della Christian Union. Tuttavia l'idea di espellere una Society perchè ha una identità e quindi è discriminatoria è veramente assurda. E l’assurdità è talmente evidente che non so neanche come commentarla!

Quello che posso dirvi è che andrò a chiedere lumi ai membri della Christian Union della mia università. Vi riferirò delle mie indagini.

Da amante della politica mi verrebbe da dire che se i membri della Christian Union sono numericamente abbastanza, avrebbero solo da iscriversi alle altre Societies e farsi eleggere nei direttivi: un invasione pacifica in massa conquistando posti nelle Female Rugby, Gay&Lesbian, Muslim, Jew, Sikh&Punjabi, African. Insomma: dimostrare l'assurdità di una cosa del genere eleggendo un maschio di 20 anni a capo della squadra di Rugby Femminile porterebbe forse portare un po' di disincanto a questi politichini della Students' Union di Exeter.

domenica 7 gennaio 2007

Le dimissioni di Mons. Wielgus - Una precisazione

Un clima torbido ha caratterizzato prima le rivelazioni e poi le polemiche che hanno portato alle dimissioni di mons. Wielgus. Lo denuncia il direttore della Sala Stampa della Santa Sede e della Radio Vaticana, padre Federico Lombardi, intervenuto sulla vicenda ai microfoni dell'emittente pontificia. «A tanti anni di distanza dalla fine del regime comunista, venuta a mancare la grande e inattaccabile figura di Papa Giovanni Paolo II, l'attuale ondata di attacchi alla chiesa Cattolica in Polonia, più che di una sincera ricerca di trasparenza e verità, ha molti aspetti - afferma il portavoce vaticano - di una strana alleanza fra i persecutori di un tempo e altri suoi avversari e di una vendetta da parte di chi nel passato l'aveva perseguitata ed è stato sconfitto dalla fede e dalla voglia di libertà del suo popolo». Secondo padre Lombardi, anche se le odierne dimissioni rappresentano «una soluzione adeguata», ugualmente «è bene osservare che il caso di mons. Wielgus non è il primo e non sarà probabilmente l'ultimo caso di attacco a personalità della Chiesa in base a documentazione dei servizi del passato regime: si tratta di un materiale sterminato e nel cercare di valutarne il valore e di trarne conclusioni attendibili, non bisogna dimenticare che è stato prodotto da funzionari di un regime oppressivo e ricattatorio».
(clicca qui per ascoltare la dichiarazione di padre Lombardi)

Varsavia: Wielgus presenta le dimissioni al Santo Padre

Non è una sorpresa, ma neanche una bella notizia!

Comunicato della Nunziatura Apostolica in Polonia, 07.01.2007


La Nunziatura Apostolica in Polonia comunica che Sua Eccellenza Mons. Stanisław Wielgus, Arcivescovo Metropolita di Varsavia, nel giorno in cui era previsto l’ingresso nella basilica cattedrale, per dare inizio al suo ministero pastorale nella Chiesa di Varsavia, ha rassegnato a Sua Santità Benedetto XVI le dimissioni dall’ufficio canonico a norma del can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’Arcivescovo Stanisław Wielgus ed ha nominato Sua Eminenza il Card. Józef Glemp, Primate di Polonia, Amministratore Apostolico dell'Archidiocesi di Varsavia fino a nuovo provvedimento.

Varsavia, 7 gennaio 2007

+ Józef Kowalczyk

Nunzio Apostolico in Polonia


Da sottolineare il motivo delle dimissioni, che può essere inferito dal citato canone 401 §2:

"Il Vescovo diocesano che per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all'adempimento del suo ufficio, è vivamente invitato a presentare la rinuncia all'ufficio."

Questo lascerebbe intendere che Wielgus sia "stato dimesso", o piuttosto - volendo fare meno dietrologie - che abbia rimesso il suo mandato nelle mani del Santo Padre, il quale ha deciso di provvedere diversamente per la diocesi di Varsavia.

sabato 6 gennaio 2007

Polonia: memoria e identità

La vicenda dell'Arcivescovo eletto di Varsavia, Monsignor Stanislaw Wielgus, accusato di aver collaborato - a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta - con i servizi segreti della Repubblica Popolare Polacca, apre uno spiraglio sul clima che si respira in un Paese che ancora non riesce a regolare definitivamente i conti con il proprio tragico passato. E' comprensibile lo sgomento che può provare una popolazione a lungo soggetta a una dittatura atea e anticristiana nel venire a sapere che parte del proprio clero, vertici compresi, fino a "pochi" anni prima è stata in qualche modo collusa con quel potere. Il Sommo Pontefice peraltro - come riporta l'articolo cui si riferisce il precedente link - incontrando il clero della città di Varsavia il 25 maggio scorso si è espresso nei seguenti termini in merito ai dossier sul clero collaborazionista:
«Conviene tuttavia guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti precomprensioni di allora».
A fronte delle polemiche di questi giorni, oltretutto, c'è anche chi - nonostante alcuni sondaggi dicano che oltre i due terzi dei cattolici polacchi guardi con preoccupazione e sconcerto alla nomina di Mons. Wielgus - ritiene opportuno denunciare la"psicosi della de-comunizzazione", secondo la quale "si può costruire un futuro migliore solo eliminando e purificando ciò che appartiene al passato, dal premier fino al dipendente comunale". Giudizio, questo, che si alimenta anche della constatazione che "negli anni '70 quasi tutti i sacerdoti venivano avvicinati e contattati dai servizi segreti, non ci si poteva rifiutare. Inoltre le informazioni che passava [(Mons. Wielgus, NdR] ai Servizi pare siano del tutto marginali (le dispute personali tra i sacerdoti della curia) e non hanno mai messo a rischio terzi".
Premettendo dunque che "nell'ottica cristiana non c'è l'oblio, c'è il perdono, (...) la scelta di Wielgus, seppur controversa, assume un senso". E' quanto afferma Oscar, giovane cattolico di origine polacca da anni residente in Italia, nel commentare gli sviluppi della vicenda del presule.
Mai come in questa circostanza, probabilmente, le future decisioni della Sede Apostolica rappresenteranno un giudizio chiaro e - in un certo senso - definitivo su una questione che, al di là del caso particolare, di frequente mette in crisi le coscienze di quei cattolici che in passato - e non solo - sono stati duramente perseguitati dal potere politico. Di sicuro, in una nazione in cui è più che mai vivo il ricordo di due "baluardi cattolici" contro il regime comunista come il Cardinale Stefan Wyszynski - Primate di Polonia - e il Papa Giovanni Paolo II (il quale peraltro da Cardinale era meno temuto del Primate dai servizi segreti comunisti, e ritenuto più "docile") non sarà per nulla facile cancellare con un colpo di spugna i risentimenti che ancora covano nei confronti di quanti, negli anni della persecuzione, con quel regime hanno in misura diversa collaborato.

Notizie dal mondo/1: Cordoba, New York, Varsavia, Roma: Palazzo Apostolico e via Po.


Scuola di Comunità, casa Ratzinger

Insistentemente circola la voce che il nostro Papa, notoriamente vicino a Comunione e Liberazione, faccia assiduamente “Scuola di Comunità”.

La Scuola di Comunità è l’incontro periodico tipico del movimento di CL. Ecco cosa ne diceva il fondatore: “Dobbiamo parlare della vita, ma alla luce della nuova esperienza che abbiamo incontrato con Gesù. [L’esercizio] deve essere lo sviluppo di un incontro con Cristo ed il segno che la Scuola è guidata è che uno esce cambiato, è un posto dove l’impulso affettivo di comunicare con la cultura è fortificato alla luce della fede, e serve a generare un’attenzione ai bisogni delle persone, una carità che si esperim nella consistenza organica di un Lavoro”.

Pare che la scuola di comunità avvenga di sabato, come a volerlo ricaricare delle energie spese la settimana prima delle incombenze liturgiche domenicali. Come possiamo immaginare, il professor Ratzinger pare non si risparmi nella preparazione della Scuola, anche se sembra abbia confessato il dispiacere di non avere abbastanza tempo per leggere in anticipo il testo. Dato che Benedetto XVI non è membro di CL, pare che la Scuola sia ”diretta” da una della Memores Domini (ordine di laici consacrati di CL) che servono il Papa fin da prima dell’elezione.

Cordoba: Cattedrale o Moschea?

Continua la controversia sulla Cattedrale di Cordoba. La comunità musulmana locale ha chiesto all’arcivescovo di Cordoba l’uso per la preghiera comunitaria della Cattedrale. Alla base di questa richiesta sta il fatto che la Cattedrale, prima della Reconquista, era una moschea. Interessantissimo l’articolo su Avvenire di padre Samir SJ che spiega con chiarezza e concisione il motivo del rifiuto dell’arcivescovo di Cordoba Juan José Asenjo Pelegrina (dichiarando testualmente che questa ipotesi «genererà confusione tra i fedeli» e «non contribuirà a una coabitazione pacifica tra i credenti» e aggiungendo: «Noi, cristiani di Cordoba, desid eriamo vivere in pace con i credenti di altre religioni, ma non vogliamo essere sottomessi a delle pressioni continue che non contribuiscono alla concordia»). Interessante soprattutto per la sua semplicità il fatto che se è vero che la Cattedrale era una Moschea, è ancor di più vero che la Moschea è stata costruita sulle macerie di una precendente Cattedrale. Meditate gente meditate.


Nuovo arcivescovo di Varsavia, comunista?

La nomina di Wielgus ad arcivescovo di Varsavia conteneva già da subito una particolarità: il titolo di Primate di Polonia, tradizionalmente coincidente con quello di arcivescovo di Varsavia, sarebbe rimasto al cardinal Glemp, vescovo “uscente”. Il neo-arcivescovo Stanisław Wojciech Wielgus, invece, prima ancora della sua messa di installazione, è stato accusato di aver

collaborato con la Sluzba Bezpieczenstwa (SB) , la polizia politica comunista negli anni Sessanta e Settanta. Dopo aver negato sdegnatamente, è notizia di questi giorni la sua ammissione di colpa. Va sottolineato che molti preti dovevano necessariamente e loro malgrado avere rapporti con i servizi segreti e non è chiaro se l’attività di spionaggio dell’arcivescovo abbia effettivamente causato danni alla Chiesa polacca. Ora che Wielgus ha ammesso le sue colpe e espresso il suo rammarico per ciò che ha fatto e per aver mentito. La palla ora torna al Palazzo Apostolico, che si trova in una situazione di evidente imbarazzo: il Vaticano fino a prima di Natale aveva fatto fede alla versione di Wielgus, affermando che il Santo Padre era “a conoscenza” del passato dell’Arcivescovo. Ora in molti in Polonia chiedono di fare mac china indietro. Wielgus ha rimesso ogni decsione al Papa. Nei prossimi giorni si saprà quali sono le (eventuali) decisioni prese dalla Santa Sede.


New York

Tra non molto il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, volerà a New York per presentare la rivis ta Oasis, rivista edita in italiano, inglese, arabo e urdu pensata per i cristiani dell’Asia e dei paesi a maggioranza musulmana.


Roma - Via Po – Nunziatura Apostolica di Italia e San Marino,
Nunzio Apostolico CERCASI.


Il Santo Padre h
a nominato l’arcivescovo Paolo Romeo alla sede di Palermo. Il posto prestigioso suona tuttavia come il più classico dei promoveatur ut amoveatur. Il Nunzio Apostolico in Italia, fedelissimo del cardinal Sodano (già segretario di stato) aveva avuto alcune “divergenze di opinione” con il santo padre a proposito della gestione del dopo-Ruini alla presidenza della CEI. Aveva infatti indisse una consultazione epistolare tra tutti i vescovi italiani perchè ne indicassero il successore senza informare il Santo Padre di questa iniziativa. Iniziativa grave soprattutto perché in Italia il presidente della CEI è (nonostante qualche monsignore vorrebbe diversamente) nominato direttamente dal Papa e non eletto dai vescovi.

Questa nomina “scopre” la casella molto ambita di Nunzio Apostolico in Italia. Il Nunzio Apostolico tradizionalmente ha una grandissima influenza nella nomina dei vescovi. Questa influenza è un po’ minore in Italia, vista la contiguità con la Santa Sede, sarà tuttavia interessante vedere chi sarà il suo successore

giovedì 28 dicembre 2006

Spie naziste contro il Vaticano



Non solo una menzogna era buona quanto la verità, a volte era migliore della verità. Questo potrebbe essere benissimo l’epitaffio dell’opera di spionaggio tedesco contro il Vaticano durante la seconda guerra mondiale.” Così si conclude il volume di David Alvarez e Robert Graham SJ, “Spie naziste contro il Vaticano”, pubblicato in traduzione italiana nel 2005. Il libro è un affascinante percorso nei meandri dell’attività spionistica ai danni della Santa Sede messa in opera dal Governo tedesco dal 1939 al 1945; attività senza dubbio febbrile, nonostante le ridottissime dimensioni dello Stato vaticano. L’interesse dell’intelligence tedesca verso la Sede Apostolica si spiega se si considera come nella mente di Hitler – e di molti suoi collaboratori, a cominciare da Heinrich Himmler e da Reinhard Heydrich – il Vaticano fosse innanzitutto una centrale organizzativa di pericolose trame anti-naziste. Le supposizioni che stavano alla base dello spionaggio tedesco, evidentemente, erano per lo più assurde; ne è una prova evidente il cosiddetto “piano Tisserant” (dal nome del cardinale francese Eugène Tisserant, allora Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali), che secondo Heydrich prevedeva “un futuro blocco orientale composto dalle cattoliche Croazia, Slovacchia e Russia, per completare un blocco occidentale costituito da Francia, Italia, Spagna e Portogallo”, come “parte di una politica a lungo termine intesa ad accerchiare il Reich con stati cattolici ostili”.
Nonostante le premesse, viziate dalle ossessioni anti-cattoliche dei massimi responsabili del Governo del Reich e di numerosi funzionari dei servizi di intelligence, la Germania hitleriana cercò ininterrottamente di tessere una vera e propria “rete” intorno al Palazzo Apostolico, con risultati contraddittori. In termini di lucidità e di coerenza, infatti, il buon esito degli sforzi tedeschi fu ostacolato più volte dall’eccessivo numero di enti e di uffici che – ognuno con propri obiettivi di potere e di prestigio e con propri informatori – si dedicavano a tenere sotto controllo l’attività e la corrispondenza del Vaticano. In secondo luogo, la coltre ideologica così comune a tanti importanti funzionari del regime impediva una considerazione realistica della natura e dell’apparato organizzativo della Santa Sede; per questo, tra le file dei sedicenti “informatori” dei nazisti non era infrequente trovare impostori di varia provenienza. È il caso, ad esempio, di Virgilio Scattolini – già collaboratore di vari giornali italiani e dell’Osservatore Romano – che, dal suo appartamento presso Piazza di Spagna, “inventava servizi basati su un attento esame dell’elenco quotidiano delle udienze papali e su una molto ampia dose di fantasiosi particolari concernenti il presunto contenuto e i risultati di tali udienze”, riferendo talvolta persino di udienze papali immaginarie. Peraltro, occorre dire che tra le vittime eccellenti di questo “vaticanista falsario” ci fu anche l’American Office of Strategic Services (OSS, antesignano della CIA), che cominciò a sospettare di questa fonte solo nel 1945.
Decisamente più fruttuosa si sarebbe rivelata l’attività degli analisti intenti a intercettare le comunicazioni radio dal – e verso il – Vaticano e a decrittare i codici cifrati utilizzati dalla Segreteria di Stato per comunicare con i Nunzi Apostolici nei diversi Stati del mondo, belligeranti e non. In questo ambito ai tedeschi facevano un’adeguata concorrenza gli italiani, attraverso il proprio servizio segreto militare (SIM, ovvero l’attuale SISMI), che poteva avvalersi di un reparto speciale, la Sezione Prelevamento, specializzato in incursioni clandestine in ambasciate e legazioni straniere per fotografare documenti segreti.
In ogni caso, lo scoglio più difficile da superare per qualsiasi tentativo tedesco di infiltrazione nel Vaticano fu la particolare natura del personale vaticano alle dipendenze del Santo Padre, quasi esclusivamente ecclesiastico e per lo più legato al Pontefice da un profondo senso di fedeltà. A ciò si deve aggiungere che i depositari delle informazioni più segrete riguardanti la Germania si potevano contare sulle dita di una mano, a dimostrazione ulteriore del fatto che – come sottolinea la Conclusione del volume – la sicurezza di un segreto è inversamente proporzionale al numero delle persone che ne sono a conoscenza. Peraltro, in merito a certe questioni particolarmente delicate Pio XII, che dal 1930 gestiva in prima persona la politica estera della Santa Sede verso il Reich, scelse deliberatamente di tenere all’oscuro alcuni dei suoi più fidati collaboratori – compreso il Cardinale Segretario di Stato Luigi Maglione – per ridurre al minimo il rischio di indiscrezioni da parte vaticana. Avvenne così, per citare l’esempio più eclatante, quando alcuni membri della resistenza tedesca antinazista, inseriti nei servizi segreti militari, chiesero (e ottennero) che il Santo Padre potesse fare da mediatore tra loro e gli alleati, nella persona dell’incaricato d’affari britannico presso la Santa Sede, Sir Francis D’Arcy Osborne. Nessuno in Vaticano, ad eccezione del fidato segretario personale del Pontefice, il gesuita tedesco Robert Leiber, venne a conoscenza dei frequenti colloqui che Osborne intrattenne fino alla prima metà del 1940 con Pio XII, anche al di fuori dell’orario consueto e senza mai passare per i tradizionali canali della Segreteria di Stato.
Per queste ragioni, nonostante il Vaticano sia stato per tutta la durata del secondo conflitto mondiale lo Stato più “densamente spiato” in proporzione all’ampiezza del suo territorio, i tentativi di carpire informazioni vitali per la Germania e per il conflitto, più volte messi in atto dal Governo tedesco, si rivelarono in gran parte privi di una reale utilità.
In definitiva, l’opera di Alvarez e Graham getta una luce su una pagina poco conosciuta della storia contemporanea e della storia della Chiesa, contribuendo ad avvalorare la tesi secondo la quale l’attività di spionaggio non fornisce di per sé la certezza di poter vincere un conflitto. Nell’era della comunicazione digitale, questo libro offre così una preziosa testimonianza di come anche la tecnologia più avanzata debba talvolta arrendersi di fronte a un “nemico” povero di mezzi – come lo era il Vaticano a quell’epoca, addirittura privo di un vero e proprio ufficio cifre – ma consapevole di difendere, con il proprio operato e il proprio contegno personale, un fine superiore.

martedì 26 dicembre 2006

Dalla Germania alla Cina - All'insegna della continuità



In occasione dell'Angelus odierno, il Santo Padre ha affidato a Maria Vergine tutti quei cristiani perseguitati a motivo della propria fede, esprimendo la propria "vicinanza spirituale" a “quei cattolici che mantengono la propria fedeltà alla Sede di Pietro senza cedere a compromessi, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze”. Non è stato difficile ai più cogliere nelle parole del Papa un riferimento alla situazione dei cattolici in Cina, dove il contrasto tra la Chiesa "ufficiale" e la Chiesa fedele al Romano Pontefice è sotto gli occhi di tutti. (in proposito cfr. AsiaNews:

Se il discorso pronunciato in occasione della festa di S. Stefano ha tuttavia omesso qualsiasi riferimento esplicito a questo o a quel Paese, è ragionevole supporre che la Santa Sede abbia ritenuto più prudente, al fine di tutelare la posizione - già difficile e compromessa - dei cattolici cinesi, limitarsi a una considerazione di carattere generale, senza per questo sminuire il contenuto profondo del proprio messaggio. Chi doveva intendere, in definitiva, ha inteso.
Questo episodio, che pure vanta innumerevoli precedenti, richiama alla memoria più di ogni altro quel famoso Radiomessaggio natalizio del 1942, nel quale l'allora regnante Pontefice Pio XII, di fronte alla tragedia della guerra in corso, volgeva il suo pensiero "alle centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento." Anche in questo caso, pur nell'assenza di un soggetto precisamente identificato, l'evidenza del riferimento al popolo ebraico e alla "soluzione finale" era cristallina.
E' una costante, nell'ambito della Diplomazia Pontificia, questa prudenza nel denunciare gli errori (e gli orrori) di questo e di quel Paese o Governo. Ai più, tale prudenza potrà sembrare fuori luogo, quando non tacitamente "complice" di quegli errori che si vorrebbe condannare a parole. In molte situazioni, infatti, ci si aspetterebbe che la Santa Sede "alzasse di più la voce". Questo desiderio, d'altra parte, si scontra con alcune constatazioni: innanzitutto la storia mostra tristemente come questa esigenza di "inflessibilità" spesso non venga sentita dalle stesse persone allo stesso modo in circostanze diverse. Così, se Papa Pacelli è stato più volte - anche in tempi recenti - criticato per le proprie parole e per i suoi presunti "silenzi", è molto difficile che quanti ancora oggi danno un giudizio negativo sull'operato di Pio XII si scaglino contro la "prudenza" di Benedetto XVI.
In secondo luogo, all'origine del contegno tenuto dalla Santa Sede nei confronti degli Stati - a prescindere dalla forma di Governo di ognuno di questi - c'è una considerazione, riportata da Pio XII nel sopracitato "Radiomessaggio" del 1942:

"La Chiesa rinnegherebbe se stessa, cessando di essere madre, se si rendesse sorda al grido angoscioso e filiale, che tutte le classi dell'umanità fanno arrivare al suo orecchio. Essa non intende di prender partito per l'una o l'altra delle forme particolari e concrete, con le quali singoli popoli e Stati tendono a risolvere i problemi giganteschi dell'assetto interno e della collaborazione internazionale, quando esse rispettano la legge divina; ma d'altra parte, «colonna e base della verità» (1Tm 3,15) e custode, per volontà di Dio e per missione di Cristo, dell'ordine naturale e soprannaturale, la Chiesa non può rinunziare a proclamare davanti ai suoi figli e davanti all'universo intero le inconcusse fondamentali norme, preservandole da ogni travolgimento, caligine, inquinamento, falsa interpretazione ed errore; tanto più che dalla loro osservanza, e non semplicemente dallo sforzo di una volontà nobile e ardimentosa, dipende la fermezza finale di qualsiasi nuovo ordine nazionale e internazionale, invocato con cocente anelito da tutti i popoli."

(per il testo completo vai al seguente link:

Non occorre discutere, ovviamente, di quanto poco rispettosi della legge divina debbano essere considerati il regime nazionalsocialista, che all'epoca teneva ancora in scacco mezza Europa, e il regime comunista cinese che tuttora soffoca la libertà religiosa dei propri cittadini. Non possono sfuggire, tuttavia, i rischi e le contraddizioni a cui andrebbe incontro la Santa Sede nel momento in cui, venendo meno alla propria tradizionale imparzialità, sposasse la causa di un contendente a scapito di un altro, o denunciasse esplicitamente davanti a tutto il mondo - "con nomi e cognomi" - le violazioni dei diritti fondamentali dell'uomo e dei principi della legge naturale da parte di uno Stato. Il che poi non toglie, come si evince dai due esempi di cui sopra, che la Sede Apostolica dica quello che deve dire, trovando di volta in volta il modo per farsi comprendere da tutti.
Nel 1942 la posta in gioco era "salvare il salvabile", sia per quanto riguarda i cattolici (duramente perseguitati in Germania e nei territori occupati dai nazisti) che per quanto riguarda gli ebrei, la cui condizione non avrebbe certo beneficiato di una condanna esplicita del nazionalsocialismo da parte della Santa Sede. Nel 2006 si tratta di preservare l'incolumità di centinaia di migliaia di cattolici che vivono la propria fede in una sostanziale clandestinità, e di non cancellare del tutto i fili - seppur sottili - del dialogo tra la Santa Sede, il Governo cinese e la Chiesa patriottica.
Così, se è vero che la conoscenza della storia aiuta a capire e a interpretare quanto accade nel presente, in certi casi può anche essere vero il contrario, allorchè un fatto del presente aiuta a illuminare e a chiarire un episodio di un passato talvolta ingiustamente bistrattato.

lunedì 25 dicembre 2006

Riposi in pace


Ha suscitato scalpore la decisione del Vicariato di Roma di non dare il proprio assenso alla celebrazione di funerali religiosi per Piergiorgio Welby, la cui vita, segnata dalla malattia che l'aveva costretto all'immobilità, è stata spenta mercoledì notte per l'intervento di un medico che, dopo aver sedato il malato, ha staccato il respiratore che lo teneva in vita. Nel comunicato diffuso nei giorni successivi si legge che “a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica. Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti”.

A nostro avviso, tuttavia, suscitano ancora più scalpore le reazioni di quanti - politici e non - hanno pubblicamente manifestato la propria riprovazione per una decisione che, a loro avviso, "manca di umanità". "E' stato un errore non far prevalere la pietà cristiana e non consentire i funerali religiosi come i familiari di Piergiorgio Welby avevano chiesto", ha affermato il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Tra le tante espressioni di dissenso - condite da grida quali "vergogna!" - si è registrato anche l'episodio di un'anziana parrocchiana che, di fronte al rifiuto del Vicariato, si è rifiutata a sua volta di prendere l'eucarestia, in segno di protesta.
Balza agli occhi l'inevitabile contraddizione costituita da chi ostinatamente persegue una condotta di vita del tutto contraria ai principi fondamentali del Cristianesimo, ma pretende poi di giudicare come la Chiesa Cattolica dovrebbe comportarsi in determinate situazioni. I paladini del "diritto alla morte" dovrebbero rendersi conto che la Chiesa, in quanto corpo vivente di Cristo, è una realtà non riducibile alla volontà politica di nessuno, anche quando si tratta di un funerale.
Ancora una volta, rimane il rammarico per l'ennesima ingerenza dell'ideologia laicista che pretende di fare della Chiesa Cattolica una propria succursale; ancora di più, davanti alla ferma volontà di Welby di farsi togliere la vita, rimane l'indignazione per la barbarie mediatica che ha fagocitato il dramma di una persona, ad opera chi è disposto a strumentalizzare la vita di un uomo per un obiettivo politico. A proposito di "decisioni disumane"...